NORVEGIA: OTTO GIORNI TRA I FIORDI E LE ISOLE LOFOTEN
Ho avuto la fortuna di viaggiare tanto in questi anni e ogni paese è riuscito ad arricchirmi in qualche modo. Eppure in pochi posti mi sono sentita tanto ispirata come in Norvegia.
C’era soprattutto un momento in particolare in cui me ne stavo immobile, con lo sguardo dritto davanti a me e la testa che girava attorno a mille pensieri diversi: l’attimo immediatamente dopo la pioggia, quando le nuvole lasciavano spazio ad un sole che non sembrava nemmeno esistesse fino a pochi secondi prima.
Una luce spettacolare ricopriva d’oro anche il più piccolo filo d’erba, rendendo tutto prezioso.
E prezioso lo era davvero, considerando che nel giro di qualche minuto la pioggia tornava a ricoprire tutto quanto, noi compresi. 😅
Eppure credo sia stata proprio la fugacità di quel sole a far sì che tutto intorno a me sembrasse nascondere un significato più profondo.
Mi sono chiesta più volte se siano state queste immagini, unite a paesaggi selvaggi ed isolati e le lunghe notti d’inverno, a rendere questa terra un luogo così ricco di leggende e personaggi mitologici.
La Norvegia è un luogo in cui è facile sentirsi suggestionati, fuori dal mondo, spesso anche un po’ soli.
Per questo non mi stupisce chi ha inventato i troll: sapere che quelle intorno a te non sono solo montagne silenziose, ma creature addormentate che se ne stanno lì a farti compagnia è sicuramente confortante.
Abbiamo visitato la Norvegia lo scorso agosto, ed è stato un viaggio davvero al di sopra delle mie aspettative.
Non avrei mai immaginato di prendere così tanta pioggia e freddo mentre in Italia c’erano 40°, ma nonostante il brutto tempo la bellezza di questo paese mi ha stregata.
Una parte di me avrebbe volentieri chiesto ospitalità ad una delle tante fattorie delle Lofoten: svegliarsi ogni giorno con dei panorami così spettacolari davanti agli occhi dev’essere una fortuna immensa.
Certo, dall’altro lato bisognerebbe anche convivere con le lunghe giornate buie in inverno…
Ma questa è un’altra storia. 😉
Uno scorcio di Å i Lofoten
ORGANIZZAZIONE DEL VIAGGIO
📌Scelta dell’itinerario
Tra i paesi scandinavi la Norvegia è sicuramente il più affascinante, tanto che dopo un primo momento di indecisione con la Svezia alla fine non abbiamo avuto dubbi su quale scegliere.
Come storia, città e paesaggi questo paese ha moltissimo da offrire ed essendo la nostra prima volta in Scandinavia abbiamo optato per una meta che non ci lasciasse rimpianti.
La nostra (folle) idea iniziale era di atterrare ad Oslo e fare un viaggio itinerante in auto fino alle Lofoten, ma quando ci siamo resi conto delle distanze abbiamo dovuto accantonare il pensiero. La Norvegia è davvero enorme! E con soli otto giorni a disposizione sarebbe stata un'impresa impossibile.
Così ci siamo presi un po’ di tempo per capire su quale zona soffermarci: il sud - Oslo, Bergen e i fiordi - o il nord, quindi Lofoten e magari Capo Nord?
I pareri di amici e blogger sono stati contrastanti, anche se a detta di molti è il nord il vero cuore della Norvegia.
Alla fine, dopo qualche settimana di riflessione, abbiamo deciso che avremmo fatto tutto. 😁
Questo ha implicato utilizzare qualsiasi mezzo di trasporto il paese avesse da offrire, ma con un buon gioco di incastri ce l’abbiamo fatta e non è stato nemmeno tanto stressante come temevo.
Qui sotto troverete l’itinerario dettagliato:
Il punto di arrivo e di partenza è stato Oslo; da qui poi ci siamo spostati verso Bergen con un tour acquistato sul sito www.fjordtours.com, che prevedeva lo spostamento in treno e infine in battello. A Bergen abbiamo preso un volo interno approdando alle isole Lofoten, dove abbiamo noleggiato una macchina per visitarle in autonomia. Infine siamo rientrati in volo da Evenes a Oslo e da qui siamo ripartiti per l’Italia.
Abbiamo prenotato tutti gli alloggi su Booking.com scegliendo diverse soluzioni, dagli hotel più standard fino alle stanze in famiglia. Per quasi tutti siamo riusciti a restare sui 100-150€ a notte, il che è ottimo considerando gli standard scandinavi.
Lo so che è un itinerario bello ricco (in tutti i sensi!), ma non ci siamo pentiti della scelta, perché ci siamo riempiti gli occhi di tantissimi panorami variegati.
Potendo avrei dedicato qualche giorno in più alle Lofoten (soprattutto nella speranza di trovare un meteo migliore!), ma in generale credo di aver fatto un ottimo utilizzo del tempo a nostra disposizione.
✈ Quando partire, come muoversi e cosa mettere in valigia
Abbiamo visitato la Norvegia in agosto approfittando delle vacanze estive, ma il momento migliore per vedere questo paese dipende dal vostro obiettivo come viaggiatori.
D’estate le temperature sono più miti e i paesaggi più verdi e luminosi, mentre quello tra autunno e inverno è il periodo ottimale per vedere l’aurora boreale (in particolare fine settembre-marzo), anche se le ore di luce sono davvero poche e i panorami principalmente innevati e ghiacciati.
Vederla ad agosto secondo me è stata una buona scelta: ci ha permesso di approfittare delle lunghissime giornate, dato che il sole tramonta praticamente alle undici di sera e risorge dopo poche ore, e sicuramente di indossare meno strati di vestiti. 😉
Quando parlo di temperature “miti” non immaginatevi le fresche primavere italiane: soprattutto a nord il clima è piuttosto freddino (circa 8°-10°) e piove spesso, quindi vi consiglio di partire equipaggiati (al contrario nostro 😅): scarpe e abbigliamento tecnici ed impermeabili, e almeno due paia di scarpe da intervallare quando le prime saranno zuppe.
Spesso, soprattutto sulla costa, tira anche molto vento per cui non dimenticate un cappellino per proteggere le orecchie.
A livello di servizi la Norvegia è ben servita, soprattutto nelle grandi città. Treni, battelli, tram e autobus sono frequenti e ovviamente puntuali, per cui organizzandovi in anticipo potrete tranquillamente rinunciare alla macchina.
Alle Lofoten però la musica cambia: essere automuniti credo sia fondamentale, perché essendo una zona più isolata e selvaggia è meno servita dai mezzi pubblici.
📎Qualche consiglio utile:
- In Norvegia la moneta ufficiale è la corona ed il cambio è di circa 1 (euro) a 9 (corone). E’ possibile pagare praticamente dovunque con la carta, infatti noi non abbiamo mai avuto bisogno di prelevare.
- I ristoranti chiudono presto, verso le 21, soprattutto nei paesini più piccoli e nelle zone più isolate (come le Lofoten). I conti sono piuttosto salati, ma considerando che non esiste il coperto e che l’acqua corrente è sempre inclusa direi che non ci si allontana ormai così tanto dai prezzi che troviamo anche in Italia.
In generale comunque il costo della vita norvegese è abbastanza alto per un turista sud Europeo, quindi non vi aspettate di spendere poco durante il vostro soggiorno in questo paese.
- In Norvegia i veicoli elettrici non sono un’utopia come da noi, tanto che quando abbiamo dovuto noleggiare l’auto (con Hertz) non abbiamo avuto altra scelta se non prenderne una di questo tipo.
Nonostante i timori iniziali in realtà non abbiamo avuto problemi, anzi: guidare un’auto elettrica è davvero incredibile (sarà che per me è anche stata la prima volta 😁).
Le stazioni di carica (alle Lofoten) sono numerose e bastano circa 45/50 minuti per una carica completa. Esistono diverse applicazioni per rintracciarle, tra cui Elton, anche se noi ci siamo trovati bene con le mappe di Android auto che ci indicavano le stazioni più vicine soprattutto in caso di livelli di carica molto bassi.
- Mi raccomando non fate gli italiani e acquistate sempre il biglietto per i mezzi pubblici (soprattutto i treni), perché i controllori passano praticamente sempre.
Giorno 1: arrivo ad Oslo
Il primo giorno siamo arrivati ad Oslo alle 14 circa, decollando da Milano Linate. Non è l’aeroporto più vicino a casa nostra, ma era quello migliore in termini di orari e prezzi.
L’aeroporto di Oslo è ben collegato al centro città tramite il servizio ferroviario. Esistono due compagnie, la Fly to Get e il treno regionale; quest’ultimo costa un po’ meno ma è un po’ più lento e offre meno corse. Noi lo abbiamo preso comunque al costo di circa 11€ e in una mezz’oretta siamo arrivati in stazione centrale.
Per il soggiorno nella capitale abbiamo prenotato l’hotel City Box, dal rapporto qualità-prezzo davvero ottimo. Le stanze sono piccole ma moderne e pulite ed è tutto automatizzato, a partire dal check-in. Ottima mossa di marketing tempestare le camere di cartelli in cui viene detto che l’assenza di pulizie giornaliere, personale e altri servizi è un modo per aiutare ambiente e portafoglio. 😅 Il suo punto di forza comunque è la posizione, dato che è situato in pieno centro e da qui si possono raggiungere i principali punti di interesse della città.
Dopo aver lasciato i bagagli in hotel ci siamo addentrati nella visita della città. Devo ammetterlo: non ci eravamo preparati molto prima di partire, quindi abbiamo esplorato Oslo a braccio, prendendo però spunto da un buon itinerario a piedi trovato nella mia fedele Lonely Planet.
Oslo non è una città troppo caotica, anzi: l’ho trovata molto a misura d’uomo e tranquilla e si presta ad essere girata a piedi volentieri.
Non ho percepito tanta storicità o arte come in altre capitoli europee, ma camminando tra le sue vie mi è parsa un ottimo posto in cui vivere, soprattutto in età universitaria, considerando la sua atmosfera frizzante e moderna. 👯
Vi lascio qui sotto alcuni dei punti di interesse in cui ci siamo fermati durante la nostra visita di Oslo:
-il Duomo (vi consiglio di dare un’occhiata al piccolo porticato confinante, che ospita vari negozietti e dei locali molto carini in cui mangiare e bere);
- il quartiere Torggata; qui abbiamo trovato una simpatica signora di Marrakech che vendeva msemen farciti, e non potevamo non fermarci a prenderne un paio in onore del nostro viaggio in Marocco.
- lo Slottsparken, l’ampio e curato parco antistante la residenza della famiglia reale norvegese.
- lo Studenterlunden Park, un piccolo parco di fronte all’università, ricco di fiori e statue di personaggi celebri di Oslo.
Sono tutti tranquillamente raggiungibili con una passeggiata a piedi.
🔔Noi (ahimé) non siamo riusciti a visitarli, ma nel tour andrebbero inclusi anche il Nasjonalmuseet, dove si trova il celebre L’Urlo di Munch, e il Munchmuseet, museo interamente dedicato all’artista.
Sorpresi dalla pioggia, nel tardo pomeriggio abbiamo deciso di approfittare per vedere il Paradox Museum, il museo dei paradossi e delle illusioni. Il biglietto costa circa 25€ (sì lo so, è tanto), ma per chi non è mai stato ad una mostra di questo tipo secondo me è un’ottima tappa.
Attrazione del Paradox Museum
Per cena siamo stati in quello che posso tranquillamente definire il ristorante thailandese con il pad thai più buono che io abbia mai assaggiato, tanto che ci siamo tornati anche la sera prima di ripartire per l’Italia. 😍 Si chiama Rice Bowl Thai Café, è un locale piccolo ma molto accogliente e il menù offre davvero un’ampia gamma di piatti della cucina thailandese. A livello di prezzi direi che è molto accessibile, considerando il tenore medio di Oslo.
Prima di rientrare in hotel abbiamo fatto un’ultima passeggiata fino all’Opera House, uno dei simboli della città. Nonostante la pioggia la vista era davvero suggestiva e a rendere il tutto più poetico c’era anche un piccolo gruppo di ballerini che si esercitava sotto la tettoia d’ingresso al teatro. L’edificio è molto moderno, caratterizzato da una superficie bianca liscia e ampie vetrate, con un sistema di rampe che permette di raggiungere il tetto da cui potrete ammirare lo skyline della città e uno dei fiordi principali di Oslo.
Una cosa curiosa che troverete in diversi altri paesi in Norvegia sono le saune galleggianti, che popolano i vari fiordi e permettono di conciliare questa tipica tradizione scandinava con tuffi mozzafiato nel freddo Mare del Nord. Avrei voluto provare l’experience, ma purtroppo non ne abbiamo avuto il tempo. 😔
Giorno 2: il treno panoramico da Oslo a Balestrand
Il secondo giorno la sveglia è suonata presto e siamo entrati nel vivo del nostro viaggio on the road per la Norvegia.
Il nostro itinerario prevedeva lo spostamento da Oslo a Bergen, uno dei punti principali per le partenze delle navi da crociera sui fiordi.
Per farlo abbiamo selezionato il Sognefjord in a Nutshell, uno dei tanti tour offerti dalla piattaforma www.fjordtours.com, che consiglio vivamente per l’organizzazione e la varietà. Il costo è di circa 630€, che non è sicuramente una cifra da poco, anche se posso assicurarvi che è commisurata al tipo di servizio proposto.
Il tour comincia con una prima tratta di circa cinque ore e mezza in un treno panoramico, che parte dalla stazione centrale di Oslo e conduce fino alla stazione/porto di Flam, con una breve sosta nella piccola e storica stazione di Myrdal.
La durata del viaggio in treno potrebbe sembrarvi eccessiva, ma credetemi che il tempo volerà mentre vi perderete ad ammirare i paesaggi al di là del finestrino, soprattutto nella parte finale del viaggio.
Per i meno pazienti i treni dispongono anche di un vagone bar, in cui potrete rifocillarvi e bere qualcosa di caldo mentre vi addentrerete nel vivo dei fiordi norvegesi.
Colazione sul treno panoramico: che fai, te ne privi? :)
Fermata alla stazione di Myrdal
Combinata alla tratta in treno c’è una seconda parte in battello che potrebbe portarvi direttamente a Bergen.
Noi però abbiamo deciso di allungare il viaggio e di fermarci una notte a Balestrand, un meraviglioso paesino sui fiordi, ripartendo verso Bergen la mattina successiva.
Il battello che ci ha condotti a Balestrand è di quelli in cui si può stare anche all’esterno, per godersi a pieno la veduta sul panorama. Se portate occhiali e cappelli vi consiglio comunque di tenerli ben saldi alla testa, perché con il vento che c’è basta un attimo perché l’aria si porti via tutto. 😄
Vista dal battello verso Balestrand
Vi suggerisco di cuore di pianificare una notte in un paesino come Balestrand, per poter sperimentare pienamente l’atmosfera tranquilla e senza tempo di questi piccoli centri nascosti tra le insenature della costa norvegese.
Balestrand rientra senza dubbio nella top tre dei miei posti preferiti della Norvegia: ho adorato le sue viste da cartolina, la chiesa di S. Olaf in stile dragonfly e l’Hotel Mitnes, storico albergo arroccato su una collina in cui vi innamorerete dell’anziano proprietario e degli arredi d’epoca.
Vale la pena prendersi un po’ di tempo per passeggiare per le sue stradine silenziose e esplorare le piccole baie al calar del sole.
Vista di Balestrand dall'Hotel Mitnes
Per cena abbiamo deciso di fermarci al Balholm Bar, un tipico ristorantino a tema marinaresco, dove ci siamo rifocillati con un ottimo piatto di zuppa e del salmone al forno.
Giorno 3: in viaggio da Balestrand a Bergen
Anche il terzo giorno non abbiamo rinunciato ad una bella levataccia e alle 7.50 eravamo pronti al porto di Balestrand per prendere il battello fino a Bergen.
Il viaggio è di circa quattro ore, che devo dire sono passate forse più lentamente delle quasi sei in treno. Al contrario di quella del giorno prima, questa barca era completamente chiusa e non permetteva di stare sul ponte per vedere il paesaggio (anche se con la pioggia che c’era non credo saremmo stati fuori volentieri!). La monotonia di questa tratta mi ha fatto pensare a chi visita la Norvegia facendo solo la crociera sui fiordi: per quanto possa essere comodo e rilassante, ho paura che una scelta di questo tipo alla fine potrebbe rivelarsi abbastanza ripetitiva.
Verso mezzogiorno circa siamo approdati a Bergen. La città è davvero bella e caratteristica e onestamente l’ho preferita ad Oslo, anche se in reatà giocano in due categorie completamente diverse. Bergen è più piccola, ma si respira un clima più storico e antico rispetto alla capitale.
Dopo aver lasciato i bagagli all’hotel Breeze Victoria (un hotel self come il City Box di Oslo), ci siamo diretti verso il mercato del pesce che si trova proprio in prossimità del porto di Bergen. Lo riconoscerete dai tendoni rossi messi uno in fila all’altro a creare un corridoio, ma soprattutto dai profumi che vi arriveranno alle narici.
Con le pance che brontolavano per la fame, non potevamo quindi esimerci dal fermarci qui.
C’è davvero l’imbarazzo della scelta, i banchi sono tanti e le opzioni che propongono altrettante: panini col pesce, zuppe, “paella”, spiedini di crostacei, stoccafisso, qualsiasi cosa vi venga in mente che possa essere fatta col pesce, qui la troverete.
Dopo un bel po’ di indecisione alla fine io ho optato per una “paella” (le virgolette sono d'obbligo perché più che paella a dire la verità era riso speziato col pesce), mentre mio marito ha voluto provare un kebab alla carne di renna 😭 con verdure e salsa di frutti rossi.
Entrambe le cose erano molto buone e grazie alla mia paella ci siamo anche potuti sedere a mangiare ad alcuni tavolini di legno offerti dal banchetto che la vendeva.
In ogni caso, non immaginate i prezzi da mercato del pesce di Palermo, perché per entrambe le cose abbiamo speso intorno ai 40€.
Uno delle decine di banchi del pesce a Bergen
Kebab alla carne di renna
Con la pancia piena nel primo pomeriggio ci siamo dedicata alla visita della città.
Abbiamo cominciato da Bryggen, il vecchio porto di Bergen che è anche patrimonio dell’Unesco.
La povera Bergen è stata vittima di diversi incendi, tanto che gli edifici storici rimasti in piedi sono tutti successivi al 1702, anno di uno dei roghi peggiori. In generale il cuore storico del porto verte in condizioni critiche, a causa delle fondamenta marcescenti che mettono a rischio la stabilità delle costruzioni ed è per questo che è al momento oggetto di un’importante opera di restauro.
Una particolarità che sicuramente noterete sono i tetti inclinati degli edifici del porto, caratteristica dovuta all’esplosione, nel 1944, di una nave carica di munizioni che provocò una tremenda onda d’urto e modificò per sempre il profilo delle case portuali.
Il profilo inclinato di Brygge
Dopo Brygge abbiamo fatto tappa alla fortezza militare di Bergenhus, di cui abbiamo visitato solo il perimetro esterno che dà sul lato settentrionale del porto.
Statua di re Haakon VII nella Fortezza di Bergenhus
Bergen è circondata da diverse montagne, e per questo offre molti panorami e percorsi escursionistici. Non avendo molto tempo a disposizione noi abbiamo optato per la scelta “classica”, quindi la funicolare Fløibanen per raggiungere la vetta del monte Fløyen.
Si prende nei pressi di Bryggen (troverete i cartelli con le indicazioni) e il biglietto costa circa 10€ a tratta. Noi abbiamo comprato solo il biglietto di andata, dato che per il ritorno abbiamo previsto di percorrere uno dei vari sentieri in discesa che riportano in centro città in circa 40 minuti.
La vista dalla cima è davvero magnifica e permette di vedere tutta Bergen dall’alto. Se avete bisogno di rifocillarvi, sulla vetta troverete un sontuoso ristorante che ha anche un bar esterno (di solo alcol o cibo salato), altrimenti un piccolo bar stile Starbucks dove potrete prendere un té caldo e una tradizionale skillingsbolle (la brioche alla cannella), come abbiamo fatto noi.
Vista su Bergen dal monte Fløyen
Dopo essere passati per l’hotel a lavarci e cambiarci, siamo usciti di nuovo per cena, questa volta dirigendoci verso il centro città, molto moderno e ricco di viali e giardinetti.
Essendo sabato sera il centro era molto popolato, così come anche i locali e i ristoranti, che per questo vi consiglio di prenotare (al contrario nostro 😅).
Fortunatamente abbiamo trovato posto al bancone del Pingvinen, un ristorante-pub dalle vibes irlandesi, in cui abbiamo cenato con una bella birra bionda accompagnata ad un piatto di polpette e di fishpie con patate.
Abbiamo concluso la serata facendo una passeggiata sul lungo lago di Lille Lungegårdsvannet, che avevamo visto dalla cima del Fløyen nel pomeriggio mentre si teneva una gara di sci d’acqua organizzata dalla Red Bull e che quindi eravamo curiosi di vedere da più vicino.
Giorno 4: ultima visita di Bergen e arrivo alle Lofoten
La mattina del quarto giorno ce la siamo presa abbastanza con comodo, girando ancora un po’ per una Bergen semi deserta di domenica mattina. Abbiamo fatto colazione, poi abbiamo raggiunto il porto che era incredibilmente soleggiato e per questo ancora più bello del giorno precedente, al contrario molto nuvoloso. Senza una meta precisa abbiamo camminato a zonzo seguendo una piccola salitina, che ci ha portato a Strangehagen, un quartiere residenziale molto carino con diverse case colore pastello e un saliscendi che ci ha regalato scorci inediti di Bergen dall’alto.
Vista dal porto di Bergen
Uno scorcio del quartiere Strangehagen
Intorno alle 12 siamo andati a recuperare i bagagli in hotel e abbiamo preso il tram, che dal centro di Bergen ci ha portati in aeroporto nel giro di 45 minuti circa.
Con il volo delle 15.35, nel giro di un paio di ore siamo atterrati nel piccolo aereoporto di Evenes (Narvik/Harstad), che è sicuramente il più comodo se il vostro obiettivo è quello di girare per le Lofoten come abbiamo fatto noi.
Il fatto che la distanza in aereo tra Milano ed Oslo sia stata la stessa che tra Bergen e Evenes mi ha fatto capire davvero quanto è grande la Norvegia. 😀E pensate che per raggiungere Capo Nord, che dalla cartina sembrerebbe vicinissimo alle Lofoten, bisognerebbe percorrere altri 730 km!
In aeroporto abbiamo ritirato l’auto che avevamo precedentemente prenotato sul sito di Hertz e per un colpo di fortuna ci hanno fatto un upgrade, dandoci un macchinone (una Volvo EX30). Gli appassionati di motori forse mi prenderanno in giro, ma per me un’auto del genere non può essere considerata altrimenti. 😁 Non ero mai stata su una macchina elettrica prima della Norvegia e ragazzi, che figata! E' tutto (ma proprio tutto) elettrico e ha una ripresa pazzesca. Mentre la guidavo non potevo fare a meno di pensare che purtroppo l’Italia non è ancora pronta per veicoli del genere. 😅
Essendo arrivati alle Lofoten abbastanza tardi non avevamo previsto di fare troppa strada in auto, così abbiamo prenotato una camera in un hotel ad Harstad, a circa 40 minuti di strada dall’aeroporto. Abbiamo scelto l’hotel Home Articus, che vi consiglio vivamente perché al prezzo di una normalissima stanza (circa 130€) ci ha dato la mezza pensione, facendoci mangiare parecchio e bene. In più la struttura è nuovissima, grande e le stanze sono ampie, pulite e moderne.
Nonostante la pioggia e il freddo che ci hanno travolti – alle Lofoten il termometro ha segnato più o meno sempre intorno ai 10° - abbiamo comunque dato una chance al centro di Harstad per una passeggiatina post cena, ma devo dire che sinceramente è una tappa che potete saltare, soprattutto se trovate le stesse condizioni metereologiche che abbiamo trovato noi.
Vista dal porto di Harstad
Giorno 5: Lofoten, 1° parte (Sildpollness, Henningsvaer e Gimsøy)
Il quinto giorno è cominciata la parte del viaggio che ho amato di più.
Nonostante la pioggia onnipresente, il vento e il freddo inaspettato, le Lofoten si sono rivelate una sorpresa incredibile, al di sopra di ogni mia possibile aspettativa.
Come dicevo nell’introduzione, raramente ho visto paesaggi capaci di ispirare così tanto. Non uso questo verbo casualmente: di fronte ad alcuni di questi panorami nordici ho provato un’emozione particolare, quasi come se mi sentissi circondata da un’atmosfera a tratti soprannaturale. Era come se la natura riuscisse a zittire tutto quanto, a travolgermi con tutta la sua bellezza e la sua potenza. Poi ad un certo punto, soprattutto nel momento in cui smetteva di piovere e compariva qualche raggio di sole isolato, tutto sembrava riprendere vita e sentivo come se la natura riuscisse a parlarmi, con un linguaggio inedito, mai sentito prima in altri luoghi.
Girare le Lofoten in auto è semplice: esiste praticamente una sola strada, la E10, che collega tra di loro le isole principali attraverso ponti e gallerie. La strada è ampia e in ottime condizioni, non ci sono tratti difficili o impervi, ma è soprattutto la presenza di panorami mozzafiato a renderla una delle strade più belle d’Europa.
Come accennavo, i mezzi di trasporto pubblici sulle isole sono scarsi, quindi il mio consiglio è di noleggiare un’auto, un camper o comunque un mezzo privato per essere autonomi e non avere problemi. Spesso ci sono decine di chilometri di sola strada e natura, per cui anche per trovare un posto dove mangiare banalmente può diventare difficile se non si è auto muniti.
Esplorare le Lofoten significa fondamentalmente percorrere chilometri e chilometri tra montagne, foreste di abeti, scogliere e fermarsi tra punti panoramici e paesini pittoreschi.
In base a quanto tempo avete a vostra disposizione, vi consiglio di tracciare un itinerario di quello che vorreste assolutamente vedere, per non rischiare di sorpassarlo senza trovarlo o di distrarvi troppo dal vostro obiettivo.
Noi abbiamo selezionato le tappe qui sotto, che poi abbiamo diviso nei tre giorni che abbiamo avuto a disposizione sulle isole:
🚩1°giorno:
Visita della parte nord, con tappa a:
- Chiesa di Sildpollness (famosa per lo splendido panorama sullo sfondo);
- Henningsvaer (cittadina celebre per il suo stadio incastonato nella roccia);
- la chiesa di Gymsøy, con il suo suggestivo cimitero sull’oceano.
🚩2° giorno:
Visita della parte sud, con tappa a:
- Hamnøy (famosissima per lo scorcio delle sue rorbu rosse);
- Reine;
- Å (l’ultimo paesino abitato delle Lofoten).
🚩3° giorno:
Visita della parte centrale, con tappa a:
- Nusfjord (paesino di pescatori, sorvegliato speciale dell'UNESCO);
- Haukland Beach (spiaggia dalla sabbia bianca e l'acqua turchese);
- Uttakleiv Beach (il paradiso delle pecore).
La mattina del primo giorno alle Lofoten quindi (il quinto in Norvegia) abbiamo lasciato Harstad alla volta della parte centro-settentrionale delle isole.
Durante il tragitto abbiamo avuto il naso costantemente attaccato al finestrino, perché la vista intorno a noi era davvero spettacolare. Ci siamo fermati spesso a fotografare le baie che si spalancavano tra una curva e l’altra, attratti dal bianco della sabbia finissima e dal turchese dell’acqua.
Una delle cose che mi è piaciuta di più comunque è la dualità del paesaggio: se da un lato ci si trova davanti una vista incredibile su oceano e campagne, dall’altro lato della strada montagne e rilievi rocciosi tracciano il percorso fino al primo paesino abitato.
Come prima fermata del nostro itinerario abbiamo scelto la piccola chiesa di Sildpollnes, che noi purtroppo abbiamo visto con la pioggia, ma che con il sole regalerebbe una veduta stupenda sulle montagne dietro di sé.
Vi consiglio di lasciare l’auto all’inizio della stradina che termina con la chiesetta, altrimenti vi toccherà pagare 5€ di parcheggio al signore che ha in gestione le casette del Sildpollnes Sjøcamp (com’è successo a noi).
Percorrendo un’altra oretta di strada siamo arrivati nella cittadina di Henningsvaer, famosa per ospitare uno degli stadi più spettacolari del mondo:
Immagine di proprietà del sito www.footballandlife.it
Dopo la ricerca estenuante di un parcheggio, che abbiamo infine trovato al Dreyers gate (e a proposito, vi suggerisco di scaricare l’app Easy Park, perché in tanti posteggi si può pagare solo così, incluso questo), ci siamo finalmente fermati che era ora di pranzo, trovando posto al ristorante Fiskekrogen, un locale molto carino che si affaccia su uno dei tanti canali di Henningsvaer, rinominata proprio per questo la "Venezia" norvegese.
Vista dal ristorante Fiskekrogen
Purtroppo dopo pranzo il meteo è peggiorato tantissimo, ma nonostante tutto abbiamo deciso di girare per la cittadina, fino ad arrivare allo stadio (che era LA meta di mio marito in tutto questo viaggio😁). Ci siamo azzardati a salire fin sulle grosse rocce che circondano il perimetro, per poterlo vedere più dall’alto, ma il vento e la pioggia, uniti all’acqua del mare che sembrava venire su a secchiate, ci ha costretti a scendere dopo poco.
Ovviamente una volta rientrati in macchina di corsa (completamente zuppi) ha smesso di piovere. 😓
Come terza e ultima tappa della giornata ci siamo fermati alla Gymsøy Kirke, che regala una vista da cartolina che ci siamo potuti finalmente godere senza il diluvio.
Forse anche per questo è uno dei paesaggi che mi è rimasto più nel cuore.
La sera abbiamo alloggiato alla Lofoten Light a Vestvågøya, una casa di campagna da cui sono state ricavate delle stanze che vengono affittate con modalità self check-in, con bagno e cucina in comune. Non sono una grande amante di queste soluzioni onestamente, ma devo dire che per una sola notte è andata bene. Non so se alla mia veneranda età avrei potuto sopportare il bagno condiviso per più di un giorno. 😂
Per cena abbiamo fatto scorta al supermercato Rema 1000 di Leknes (catena di supermarket norvegese), approfittando di avere una mezz’oretta circa di attesa per la ricarica dell’auto elettrica che si trovava proprio all’esterno.
Giorno 6: Lofoten, 2° parte (Hamnoy, Reine e Å)
Anche il secondo giorno alle Lofoten è stato un saliscendi a livello meteorologico, anche se probabilmente è stato il più clemente dei tre trascorsi sulle isole.
La parte migliore di un clima così variabile comunque sono gli arcobaleni: penso di non averne mai visti così tanti come in Norvegia.
Ok, non per questo abbiamo apprezzato la pioggia, ma diciamo che è stata una magra consolazione. 😅
Dopo aver lasciato il nostro alloggio abbiamo fatto una sosta alla Skagsanden Beach, una meravigliosa spiaggia di surfisti in cui è presente un'enorme e ben organizzata area di campeggio. Proprio qui abbiamo approfittato per fare colazione, dato che c’è un piccolo bar per gli ospiti del camping (e non solo) che offre bevande calde e torte fatte in casa.
Successivamente abbiamo raggiunto Hamnøy, a circa una mezz’oretta di strada. Dal ponte che sovrasta questo piccolo villaggio, vedrete quella che è forse una delle immagini più famose delle Lofoten:

Hamnøy, così come anche Å e Nusfjord, fa parte di quel gruppo di ormai ex villaggi di pescatori che furono creati appositamente nel ‘900 proprio da questi lavoratori, che si recavano alle Lofoten nei mesi invernali per la pesca dei merluzzi, abbondantissimi all’epoca in queste acque.
Ad oggi le rorbu, ovvero le casette rosse dove alloggiavano i pescatori durante la loro permanenza, non vengono più utilizzate per il loro scopo originario e quelle più storiche sono state conservate a puro scopo didattico. Molti degli edifici che vedete oggi sono di epoca più recente, costruiti come sistemazioni per i turisti che vogliono vivere l’esperienza di dormire sull’oceano.
Nel centro di Hamnøy non c’è molto da fare, se non una breve passeggiata tra le rorbu, per cui non siamo rimasti molto.
Se fosse stato bel tempo avremmo potuto approfittare per fare dei giri in kayak o delle escursioni che venivano pubblicizzate lì vicino, ma ahimé non siamo stati così fortunati.
Dopo Hamnøy è stata la volta di Reine che, a parte avere un nome bellissimo (solo i veri amanti di Attack on Titan potranno capirmi 💖), è una cittadina un po’ più grande e tuttora abitata rispetto agli altri piccoli centri che ho citato poco fa. Anche qui potrete fermarvi ad ammirare un altro famoso “skyline” di rorbu ed eventualmente fare tappa per rifocillarvi (io ho fatto tappa in un negozio per comprarmi un berretto perché avevo finito le felpe col cappuccio e non riuscivo a stare senza qualcosa in testa 😁 ma sono super affezionata al mio cappellino azzurro della Norvegia adesso!).
Per pranzo ci siamo fermati all’Anita's Sjømat, che vi consiglio tantissimo. È un posto un po’ strano, nel senso che non è un vero e proprio ristorante perché non ha il servizio al tavolo, ma dovrete ordinare alla cassa scegliendo tra zuppe, sushi o fishburger aspettando il vostro turno per ritirare l’ordine e mangiarlo ad uno dei tavoli presenti. La qualità del cibo è davvero ottima e vi consiglio di provare assolutamente la zuppa di pesce perché è una delle migliori che ho provato in Norvegia. Tra l’altro all’interno del locale c’è anche lo store dove potrete acquistare souvenir o qualche prodotto tipico a base di pesce (come lo stoccafisso).
Nel pomeriggio ci siamo dedicati alla visita di Å, su cui avevamo molte aspettative, che non sono state deluse. Il nome curioso di questo paesino non ha un’origine certa, si pensa potrebbe derivare dal fatto che la “å” è l’ultima lettera dell’alfabeto norvegese, che si abbina bene col fatto che Å è anche l’ultimo villaggio abitato nel sud delle Lofoten.
Prima del centro, c’è un comodo parcheggio dove potrete lasciare l’auto. Proprio da qui parte tra l’altro il sentiero che circumnaviga il lago di Ågvatnet, il quale permette di fare un’escursione ad anello intorno a tutta la circonferenza del bacino. Dato che pioveva (ovviamente 😅) e non avevamo molto tempo, siamo saliti solo lungo il primo tratto, giusto per avere una visuale del lago dall’alto. Per fortuna proprio mentre stavamo riscendendo ha smesso di piovere e ci siamo potuti godere un po’ di sole che è rimasto (più o meno) fino alla sera.
Dal parcheggio al centro di Å la passeggiata è abbastanza breve e nel giro di cinque minuti vi troverete immersi tra decine di case rosse e scorsi meravigliosi. Sarà stato per il meteo finalmente favorevole, ma ho trovato Å il villaggio più pittoresco e caratteristico tra quelli che abbiamo visitato.
Vi consiglio senz’altro di fare la visita guidata al Fiskevaersmuseum, il museo del pesce. Il costo del biglietto è di circa 15€ e le guide sono dei ragazzi giovani di diverse nazionalità davvero appassionati, che vi sapranno dire molto circa la storia delle rorbu, della pesca dei merluzzi, offrendovi aneddoti, curiosità e anche un assaggio del famoso olio di fegato di merluzzo che ancora oggi viene usato come toccasana per il sistema immunitario. Grazie a questo tour siamo anche entrati in una casetta d’epoca, dove vengono conservati oggetti e reperti dell’epoca dei pescatori d’oro.
Proprio in quest'occasione abbiamo scoperto a cosa servivano le decine di strutture in legno che abbiamo visto sparse in tutti i paesini delle Lofoten, che altro non erano che essiccatori per i merluzzi. Data la quantità di pesce che veniva pescato, ne servivano a centinaia in tutto il territorio per permettere di ottenere il tanto richiesto stoccafisso.
Tipica struttura usata per l'essicazione dei merluzzi
Nel tardo pomeriggio siamo rientrati verso la zona di Leknes dove abbiamo raggiunto la nostra sistemazione per la sera, la Statles Rorbu. Anche noi infatti abbiamo voluto provare l'esperienza di dormire almeno per una volta in una casetta rossa e devo dire che nonostante l’apparenza da tourist trap (e i costi), vale assolutamente la pena. Gli interni sono tutti in legno, ma la cosa più bella è sicuramente la vista sull’esterno. Con il bel tempo ce la saremmo potuta godere sicuramente di più, ma è stato comunque bellissimo cenare con quel panorama incredibile fuori dalla finestra.
Giorno 7: Lofoten, 3° parte (Nusfjord, Haukland e Uttakleiv Beach)
Il nostro terzo e praticamente ultimo giorno alle Lofoten ci siamo svegliati con un tempaccio (again). Con nemmeno più un paio di scarpe asciutte e l’umidità aggrappata alle nostre povere ossa da trentenni, ci siamo fatti coraggio e abbiamo proseguito verso le ultime tappe del nostro itinerario. 😁
Innanzitutto Nusfjord, sorvegliato speciale dell’UNESCO, che proprio per questo (immagino) fa pagare quasi 9€ di ingresso per visitare il villaggio. Non ho particolarmente apprezzato questa cosa, considerando che negli altri paesini come Hamnøy o Å non si fa pagare nulla. Tra l’altro la tariffa non comprende neppure una visita guidata, che potrebbe in parte giustificare la spesa, ma solo l’ingresso al Museo della Pesca (che tra l'altro è anche parecchio nascosto), dove un breve video racconta la storia e le modalità della pesca dei merluzzi.
In ogni caso anche Nusfjord è molto pittoresca, sebbene non siamo riusciti a godercela tantissimo a causa della pioggia che durante la visita è scesa più abbondante del solito.
Dopo aver passeggiato un po’ lungo la zona del porto per ammirare le varie rorbu e aver visitato il Museo, abbiamo fatto tappa nella piccola e graziosa Bakery di Nusfjord, aperta dal 1877 e che produceva il pane per le migliaia di pescatori che soggiornavano nel villaggio durante il periodo più florido per la pesca (metà del 1900).
Nel pomeriggio avevamo in programma di visitare le spiagge a nord ovest di Leknes, così abbiamo fatto tappa per pranzo in centro città al Makalaus, un locale molto carino dove servono principalmente hamburger, zuppe e piatti di carne.
Dopo mangiato siamo stati graziati dalla pioggia (ma non dalle nuvole e dal vento) e siamo riusciti a vedere Haukland e Uttakleiv Beach senza troppo disagio.
Haukland Beach è davvero bellissima, con la sua sabbia chiarissima e finissima e l’acqua turchese. Sono sicura che vista con il sole sarebbe stata ancora meglio. Da qui tra l’altro partono diversi sentieri escursionistici per chi ha voglia di esplorare le montagne che circondano questo arco di spiaggia.
Uttakleiv Beach invece è il paradiso delle pecore. Il panorama è più selvaggio rispetto ad Haukland, caratterizzato da un sali scendi di collinette verdi dove brulicano decine di pecore e una spiaggia di ciottoli e rocce. Anche qui fanno da sfondo le tipiche montagne scure che sono parte integrante di praticamente qualsiasi scorcio delle Lofoten.
Per entrare con l'auto (o altri mezzi di trasporto a motore) ad Uttakleiv Beach è necessario pagare la sosta, troverete un gabbiotto lungo la stradone principale dove fermarvi per farlo.
A metà pomeriggio ci siamo rimessi in marcia verso Evenskjer (a tre ore e mezza di auto circa da Leknes), la nostra ultima tappa per la notte prima di ripartire per Oslo il giorno dopo.
Qui abbiamo soggiornato alla Yellow House, la casa di una coppia di signore (e del loro cagnolino Felix) che hanno adibito il piano superiore ad alloggio per affitti a breve termine.
In Italia una cosa del genere sarebbe impensabile, però a me è piaciuta la scelta: ti permette di conoscere tante persone e viceversa ai turisti di avere un assaggio di come si vive in un posto isolato come le Lofoten. Le host poi sono davvero gentili e carine e ti fanno sentire subito a tuo agio, come una persona di famiglia.
Per cena abbiamo dovuto riprendere l’auto perché il primo ristorante utile – l’Evenes Grill - era ad un quarto d’ora in auto, praticamente attaccato all’aeroporto. Diciamo che non è stato il posto migliore in cui abbiamo mangiato, ma considerando la penuria di locali in zona ci siamo dovuti accontentare.
Giorni 8&9: ultime giornate ad Oslo
Alle 11 del nostro penultimo giorno in Norvegia abbiamo ripreso l’aereo dall’aeroporto di Evenes e siamo rientrati ad Oslo.
Per pranzo ci siamo fermati al Cici, ristorante italiano che vi consiglio assolutamente perché cuoco e pizzaiolo sono napoletani doc e questo si sente decisamente anche nei piatti. Il locale in sé è molto curato e particolare e merita la sosta.
Nel pomeriggio abbiamo visitato la fortezza di Akershus, più che altro il perimetro esterno che è accessibile gratuitamente. Da qui la vista sull’Oslofjord è davvero meravigliosa, anche se ha sicuramente aiutato il fatto di aver finalmente visto un posto in Norvegia con il sole alto nel cielo.
Dopo aver oziato per un po’ sulle panchine, abbiamo deciso di concludere il nostro tour de force con una corsa di 5 km sul lungofiume Akerselva (non chiedetemi perché…😂) che ci ha permesso di esplorare una zona più residenziale e urban di Oslo, nonché il parco di Grünerhagen, un’area verde molto estesa e frequentata dai locals.
Per cena, dato che dopo la corsa ce lo potevamo permettere, siamo tornati a mangiare il leggendario pad thai al Rice Bowl Thai Café, che è sicuramente una delle cose che mi manca di più della Norvegia. 😥
Come alloggio abbiamo scelto di nuovo il City Box.
Ovviamente (com’era prevedibile) gli ultimi due giorni ad Oslo abbiamo trovato sempre soleggiato e anche se avremmo preferito scambiare questo meteo con quello delle Lofoten, ci ha permesso comunque di goderci un po’ di più la capitale e di salutare la Norvegia a vestiti asciutti.
La mattina dell’ultimo giorno abbiamo fatto un’ultima sosta all’Opera House, che è sicuramente lo spot che ci è piaciuto di più di tutta la città, e siamo tornati sulla terrazza panoramica per poter ammirare il profilo del fiordo di Oslo illuminato dal sole.
L'Opera House di Oslo
Dopo quest’ultimo giretto abbiamo saluto il centro e ripreso il treno per l’aeroporto, da cui siamo abbiamo preso il volo di rientro per Milano Linate delle 14.
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A viaggiare tanto a volte mi sembra di darlo per scontato, ma quando mi fermo davanti alla tastiera e metto nero su bianco tutto quello che ho visto mi rendo conto di che immensa fortuna sia poter scegliere un posto su una mappa e partire (ferie e finanze permettendo! 😁).
Della Norvegia mi restano nel cuore gli scorci, i silenzi, gli arcobaleni... E perché no, anche quella maledetta pioggia che, in fondo, è stata una compagna di viaggio fedele e inconfondibile.
A presto!!
See you on my next journey.
Roby 💗



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